Attività Istituzionale
Eventi culturali

I Grandi Interpreti del Teatro 2005
Rocca di Vignola
Sala dei Contrari - Via Ponte Muratori
22 febbraio - 26 aprile 2005
* * * * *
Abbonamento a 5 spettacoli
intero € 55,00 - ridotto € 40,00
Biglietti
intero € 15,00 - ridotto € 10,00
Hanno diritto alle riduzioni
i giovani di età inferiore ai 25 anni e oltre i 60 anni.
Vendita abbonamenti
dal 2 al 10 febbraio per gli abbonati dello scorso anno
che potranno esercitare il diritto di prelazione,
dall'11 al 18 febbraio per i nuovi abbonati.
Prevendita biglietti
dal 19 febbraio al 24 aprile.
Prevendita biglietti e abbonamenti
Rocca di Vignola - Piazza dei Contrari, 4
Dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 12
e dalle ore 16 alle 17,30. Lunedì chiuso.
Biglietteria nelle sere di spettacolo
dalle ore 20 presso Rocca di Vignola - Via Ponte Muratori
Inizio spettacoli
ore 21
A spettacolo iniziato non sarà consentito l'ingresso in sala.
Per informazioni:
Rocca di Vignola - Tel. 059.775.246

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Confortati dal successo delle due prime edizioni, la Fondazione Cassa di
Risparmio di Vignola e l'Amministrazione Comunale riprendono la collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione per la realizzazione della terza
edizione della rassegna I Grandi Interpreti del Teatro.
L'accoglienza calorosa che il pubblico ha accordato fin dall'inizio alle serate
organizzate al Castello di Vignola, ci sostiene nel proseguire l'approfondimento
nell'ambito del linguaggio teatrale. Anche quest'anno sarà la magnifica cornice
della Sala dei Contrari ad ospitare i cinque appuntamenti che vedranno
protagonisti alcuni fra i maggiori interpreti della scena teatrale italiana, da
Giorgio Albertazzi ad Elisabetta Pozzi, da Arnoldo Foà a Elio Pandolfi, per
chiudere con Licia Maglietta. L'augurio è che il pubblico segua con passione
e interesse questa rassegna teatrale che da alcuni anni contribuisce ad
arricchire la proposta culturale della città di Vignola.
L'Assessore alla Cultura
del Comune di Vignola
Dott.ssa Daria Denti
Il Presidente
della Fondazione CRV
Dott. Giorgio Cariani
Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà, Elisabetta Pozzi, Elio Pandolfi, Licia Maglietta:
nomi importanti della prosa, quattro novità e un gradito ritorno per una
rassegna, I Grandi Interpreti del Teatro, che sta divenendo un appuntamento
immancabile, alla Rocca di Vignola, con il grande teatro.
Cinque attori, straordinari protagonisti ciascuno di un incontro particolare,
con un teatro che esce dalla consuetudine degli allestimenti più comuni, per
misurarsi con autori, situazioni, di sicura originalità almeno quanto di grande
spessore. Come nel caso di Elisabetta Pozzi che cerca nella voce di una
Fedra rivisitata dal poeta greco contemporaneo Ghiannis Ritsos la profondità
di una passione che supera ogni limite di tempo e di spazio; o come con
Licia Maglietta, che grazie alle parole di Assia Djebar ci trasporta nella vicenda
appassionata di una donna algerina per la quale l'amore diviene un proibito
moto di libertà.
Singolare ci sembra pure l'approccio all'Orlando Furioso proposto da Arnoldo
Foà, rivisitato da un giovane drammaturgo come Federico Bertozzi che sul
poema ariostesco ha costruito un percorso attraverso cui indagare i sentimenti
e lo stato dell'essere, alla riscoperta di una modernità in grado di proiettarci
verso il futuro. Un discorso a parte merita certamente quello che potrebbe
apparire un semplice, per quanto piacevole, esercizio di stile, ovvero lo
spettacolo costruito da Elio Pandolfi sulle poesie composte da Luciano Cicioni,
che si è sbizzarrito a riscrivere La Vispa Teresa in una miriade di versioni;
ma l'arte di Pandolfi non può essere costretta nel limite della parodia, a meno
di non ritenere quest'ultima come una vera e propria sperimentazione sul
linguaggio. Ancor più eccezionale è probabilmente da considerare il recital
shakespeariano proposto da Giorgio Albertazzi, uno dei massimi interpreti
dell'opera del grande maestro inglese, non solo in Italia, come testimoniato
dal suo Amleto al londinese Old Vic con la regia di Zeffirelli, e praticamente
da tutti gli altri suoi tredici allestimenti shakespeariani di grande successo.
Ma il merito principale di questa rassegna è proprio quello di proporre non
semplici pillole di teatro, bensì veri piccoli eventi che, nella loro eterogeneità,
appaiono un'eloquente testimonianza sullo stato dell'arte ai più alti livelli di
un'espressione artistica che, per quanto solo apparentemente arcaica nella
sua stessa formulazione, evidenzia un'incredibile vitalità a dispetto dei continui
assalti che le vengono portati da forme di comunicazione a nostro parere
solo più tecnologiche, non più moderne.
Andrea Marcheselli
Programma della manifestazione:
lunedì 22 febbraio 2005
GIORGIO ALBERTAZZI
Shakespeariana
"Quattordici Shakespeare! Credo che nessun altro ne abbia fatti tanti, per lo
meno in Italia."
(Leggi la scheda...)
 Lo spettacolo nasce dalla lunga frequentazione di Albertazzi con Shakespeare.
L'attore fiorentino prosegue nella sua idea di un teatro vivo, che abbandona
la perfezione del tutto definito. Si lancia in una sorta di improvvisazione jazz,
proponendoci alcuni dei momenti più forti della scrittura di Shakespeare,
senza un vero e proprio testo di riferimento, raccontando ciò che gli viene
a mente, dal Riccardo III al monologo di Romeo sul corpo "senza vita" di
Giulietta, al Giulio Cesare. Non mancherà un momento dedicato all'Amleto,
in una lettura rinnovata dopo la memorabile esperienza del 1964, quando
Albertazzi, sorretto dalla regia di Zeffirelli, ottenne uno straordinario successo
a Londra, al Teatro Old Vic.
"Lawrence Olivier" - racconta Albertazzi - "scelse proprio l'Amleto di Franco
e mio, per il palcoscenico di Londra nel quadricentenario della nascita di
Shakespeare, preferendolo a quello inglese di Peter O'Toole, quello francese
di Jean Louis Barrault, quello tedesco di Maximilian Schell e quello americano
di Richard Burton".
Un viaggio dentro Shakespeare? Forse, ma anche altro: un'epifania attorale.
Si parla e si straparla, si ride tragicamente di sé e del mondo, si rievocano
fatti e misfatti in un'atmosfera che è sempre più rarefatta e magica, quando
si ritrova lo splendore di giocare.
Un sogno, un gioco di specchi: "noi siamo fatti della stessa sostanza dei
sogni e la nostra breve vita si conclude in un sonno..."
Giorgio Albertazzi
lunedì 7 marzo 2005
ELISABETTA POZZI
Fedra
di Ghiannis Ritsos
regia Francesco Tavassi
musiche Daniele D'Angelo
(Leggi la scheda...)
 Elisabetta Pozzi ha sempre manifestato una sensibilità non comune e una
versatilità interpretativa anche nei ruoli più difficili.
Il personaggio che qui interpreta con molta grinta e con un'infinità di variazioni
e modulazioni vocali, potrebbe appartenere a tutte quelle donne che come
Fedra soffrono le pene dell'inferno per non essere volute e desiderate
dall'uomo che amano, anzi che ne vengono decisamente respinte. Il testo
di Ghiannis Ritsos (1909-1990), una delle voci più risonanti della poesia
neogreca, presuppone l'eroina di Euripide, e le sue innumerevoli derivazioni
da Seneca a Racine e oltre: mira a indagare la femminilità prorompente e
costretta dagli sbarramenti del decoro o della morale, mette a nudo le pulsioni
più riposte, le confessioni più ardite.
Quello che gli autori classici velavano di allusioni qui viene esposto senza
finzioni. Si tratta di un'operazione profonda di attualizzazione del mito che
il poeta greco ridisegna secondo tematiche e situazioni proprie della quotidianità,
rendendolo quanto mai vicino, umano e contemporaneo. La parola, il gesto
e la musica si fondono ritmicamente divenendo, nello stesso tempo, protagonisti
e narratori della tragedia. Una fusione d'arti: la recitazione, la musica e
l'immagine, ispirate dalla poesia del testo ma nello stesso tempo forti di una
propria autonomia interpretativa. Ne risulta uno spettacolo ben congegnato
dal regista Francesco Tavassi che vede questa Fedra affondare in quella
specie di Averno tutto nero, rischiarato solo da alcuni oggetti simbolo,
appartenenti quasi ad una sorta di museo della memoria e in cui s'odono le
musiche e i rumori astratti di Daniele D'Angelo.
lunedì 11 aprile 2005
ELIO PANDOLFI
Da Babar alle Vispe Terese
un viaggio fiabesco con Elio Pandolfi
al pianoforte Marco Scolastra
(Leggi la scheda...)
 La voce straordinaria e poliedrica di Elio Pandolfi, uno dei maggiori protagonisti
del teatro musicale leggero dell'ultimo trentennio, racconta, accompagnato
al pianoforte da Marco Scolastra, le svariate interpretazioni de La vispa
teresa come la vedrebbero Dante, Cecco Angiolieri, Gabriele D'Annunzio,
Salvatore Quasimodo, Filippo Tommaso Marinetti, Torquato Tasso, Umberto
Saba, e altri poeti italiani.
Dalla costola di Luigi Sailer nascono così ventitrè Vispe Terese, in carne ed
ossa poetiche, che parlano entrando proprio nella cifra stilistica dei letterati
evocati sulla scena.
Un testo sofisticato e caricaturale, opera dell'autore Luciano Cicioni, in cui
la celebre filastrocca rivive grazie ad impervie ed impensate sperimentazioni.
Pandolfi ci guida in apertura attraverso una favola per bambini disegnata
dall'abile matita di Jean de Brunhoff e musicata da Poulenc. L'elefantino
Babar e i suoi simpatici amici sono i protagonisti di questa storia ironica,
divertente in cui la parodia, che diventa padrona della scena, si rivela in arditi
giochi linguistici e in complessi telai di parole.
lunedì 18 Aprile 2005
ARNOLDO FOA'
Orlando furioso
di Ludovico Ariosto
selezione canti e resa drammatica Federico Bertozzi
(Leggi la scheda...)
 Un grande protagonista del teatro italiano, presta il suo talento carico di mille
personaggi, mille voci, ad uno dei maggiori classici della letteratura, tra i più
amati e letti del tempo. Foà, dopo Novecento, si confronta ancora con un
giovane drammaturgo, che sull'Orlando furioso ha costruito un percorso
attraverso il quale indagare i sentimenti e lo stato dell'essere. Se nella poesia
quattrocentesca regna la sensibile finezza dei motivi cortesi, la poetica
dell'Ariosto affronta la complessa esistenza dell'uomo.
Nel suo giudizio sull'umanità, l'Orlando furioso è il simbolo stesso della
rinascita. Se da un lato affonda le radici nella tradizione letteraria di corte,
dall'altro si allarga su nuove prospettive storiche intrecciate a slanci di visioni
fantastiche. Nel bisogno di decifrare la vita - e il mistero delle sue espressioni
molteplici - si fonda la "rinascita" di una poesia, che cerca nuovi simboli di
bellezza e di eroismo ed elabora emblemi per una rappresentazione universale
dell'esistenza. L'Orlando furioso è il primo poema la cui legittimità d'essere
si fonda sull' intricato dipanarsi degli intrecci. Nasce forse il romanzo, nasce,
di sicuro, la trama come consegna primaria.
Ma nel complesso sistema di ricami, la follia d'Orlando ha un ruolo principe:
la guarigione porta alla mutazione delle sorti della cristianità e la malattia
offre una fuga dall'anarchia cavalleresca dei modelli a cui si riferisce (Turpino
e Boiardo in prevalenza), opponendo la capacità di forgiare forme iperboliche
per la rappresentazione del dolore umano. Dalla vitalità del poema cavalleresco
germoglia la raffigurazione di sentimenti e di stati dell'essere, la cui modernità
e urgenza ci appartiene ancora oggi e - per paradosso - ci proietta nel futuro.
martedì 26 aprile 2005
LICIA MAGLIETTA
Vasta è la prigione
dal romanzo di Assia Djebar
(Leggi la scheda...)
 Licia Maglietta è nota al grande pubblico per il suo personaggio in Pane e
Tulipani di Silvio Soldini. La carismatica attrice napoletana vanta però un
cospicuo curriculum teatrale, legata dapprima al lavoro con la compagnia di
Mario Martone Falso Movimento, poi ai Teatri Uniti di Toni Servillo e dello
stesso Martone, e ad alcune delle più riuscite messinscena di Carlo Cecchi
(La Locandiera e Leonce e Lena).
Con Vasta è la prigione l'attrice ci conduce in una storia appassionata, carica
di sentimenti contrastanti, tra le pieghe dell'animo di una donna algerina, per
la quale l'amore diventa un proibito moto di libertà. Le parole di Assia Djebar
permettono a questa straordinaria attrice - recentemente sugli schermi italiani
anche con Agata e la tempesta di Soldini - di dar voce ad un nuovo personaggio
femminile con la forza e la sensibilità che la caratterizzano.
"Come se una passione scompigliasse, come se al contrario non venisse,
senza preamboli, a rimettere in ordine, in qualche modo a fare la pulizia
dell'anima, ridare agli impulsi il loro movimento primo, la loro purezza. Come
se l'amore arrivando come un sisma di silenzio o di panico, non riportasse,
nel crollo dell'ordine apparente che si sfalda, una geologia originaria."
Assia Djebar
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