Fondazione di Vignola

Luci ed ombre del legno

ARRIVA A VIGNOLA LUCI ED OMBRE DEL LEGNO

Dal Trentino una mostra di sculture in legno

 

Si inaugurerà sabato 25 giugno, alle ore 17.00, a Vignola (MO), presso la sala della Meridiana della Rocca, l’ultimo appuntamento espositivo della X edizione di “Luci ed ombre del legno..una mostra che viaggia”.
La mostra vuole rappresentare e fare conoscere le diverse espressioni che la scultura lignea può assumere, attraverso diversi interpreti di spicco e grazie a un viaggio lungo sette mesi in importanti città del Centro – Nord Italia accuratamente selezionate.
La mostra vuole inoltre raccontare il forte legame esistente tra l’animo delle popolazioni alpine con il bosco.
Saranno esposti i quattro vincitori dell’ultima edizione del Simposio del Tesino, dove, ogni metà estate, quasi trenta artisti di provenienza internazionale vengono invitati e, per una settimana, scolpiscono per le vie e le piazze dei quattro paesi che caratterizzano l’altopiano trentino.
Vinzenz Senoner di Santa Cristina (BZ), Dino Damiani di Grignasco (NO), Toni Venzo di Pove del Grappa (VI), Angelo Bettoni di Perloz (AO), sono i protagonisti di questa edizione. A loro, l’organizzazione, come ormai tradizione, ha affiancato un maestro trentino di chiara e riconosciuta esperienza. Per quest’edizione, la scelta è ricaduta su Othmar Winkler, uno dei più rappresentativi scultori del Trentino-Alto Adige del ‘900.
In tutto ventuno opere, originali e suggestive, a disposizione per essere osservate dal vero in un viaggio allegorico ed emozionale. Un modo innovativo per conoscere un territorio attraverso le suggestioni e gli odori rimasti impressi nell’opera  d’arte.

La mostra resterà visitabile sino il 17 luglio 2016
Orari di apertura:
Sabato 10:00 - 12:00 / 15:30 - 18:30
Domenica 10:30 - 12:30 / 15:30 - 18:30

La mostra è organizzata dal Centro di Documentazione del Lavoro sui Boschi ed è resa possibile grazie al supporto attivo della Provincia Autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, dei Comuni di Castello Tesino, Pieve Tesino, Cinte Tesino, Bieno e dell’APT Valsugana.

 

Organizzazione e ideazione
Centro documentazione del Lavoro nei Boschi

Progetto a cura di
Gabriele Bertacchini
Remo Tomasetti

Con il supporto di
Provincia Autonoma di Trento
Regione Trentino Alto Adige
Comune di Castello Tesino
Comune di Pieve Tesino
Comune di Cinte Tesino
Comune di Bieno
Azienda per il turismo Valsugana
Comunità Valsugana e Tesino

Patrocini
Regione Emilia Romagna
Comune di Dozza (BO)
Comune di Monzuno (BO)
Comune di Vignola (MO)
Comune di Borgo Valsugana (TN)
PEFC Italia

Sito internet della manifestazione
www.luciedombredellegno.it

Catalogo a disposizione nelle sedi ospitanti

 

Il percorso espositivo 2016

15 gennaio – 17 febbraio Trento - Palazzo Roccabruna
5 febbraio – 23 marzo Verona – Chiesa di San Pietro in monastero
24 marzo – 4 maggio Dozza città d’arte (BO) – Rocca Sforzesca
7 maggio – 25 maggio Monzuno (BO) – Sala civica di Vado
28 maggio – 23 giugno Borgo Valsugana (TN) – Spazio Klien
25 giugno – 17 luglio Vignola (MO) – Rocca di Vignola

 

Gli artisti in mostra – estratti critici dai testi di Renzo Francescotti

Othmar Winkler
Questo artista nato nel 1907 a Brunico, in Val Pusteria è cresciuto in Alto Adige e, in seguito, è venuto ad abitare nel Trentino dove ha vissuto e operato per 56 anni, sino alla sua morte, nel 1999.
Inizia gli studi nella Scuola d’arte di Ortisei. Poi, trasferitosi ad Acqui nella bottega dello scultore gardenese Demetz, ha la fortuna di essere notato dal conte Pellati di Acqui, che lo convince a trasferirsi a Roma con una lettera di presentazione che gli apre le porte dei salotti più importanti della capitale. Finirà col diventare lo scultore ritrattista di moda, scolpendo i ritratti di molti gerarchi e dello stesso Mussolini. Poi, ribelle e litigioso come è sempre stato, nel 1937, alla fine di una personale, buttò i gessi dalla finestra scappando in Norvegia dove conoscerà Munch. Arriverà a Trento in piena guerra nel 1943, lavorandovi in anni di fame. A Roma il giovane scultore sudtirolese aveva frequentato per tre anni l’Accademia, scoprendo la civiltà artistica mediterranea, studiando scultura greco-romana a cui si ispirerà in molte sue sculture, guardando al Sud classico oltre che al Nord gotico ed espressionista.
Le sculture della mostra itinerante, realizzate tra il 1968 e il 1974 (tranne il crocifisso incompiuto del 1945) esprimono il bipolarismo winkleriano; la potenza drammatica gotico espressionistica da una parte e l’attrazione per il mondo gli eroi omerici e l’armonia classica dall’altra.

Vinzenz Senoner
Alla sua prima partecipazione al Simposio nel 2009, il gardenese di Santa Cristina Vinzenz Senoner (classe 1962) vinse il terzo premio con l’opera “Il primo amore”. Era una scultura di notevole freschezza e penetrazione.
L’anno dopo Senoner si ripresentò scalando un posto in classifica, piazzandosi secondo con “Ricordo del passato”, opera delicata e struggente di una ragazza che si guarda allo specchio. Vinzenz lasciò passare cinque anni prima di ripresentarsi al Simposio del Tesino, nel frattempo maturando ulteriormente nello stile e nella tecnica, preparandosi a vincere con impegnativi allenamenti. E vittoria fu, nel 2015, con “In attesa della vita”. La scultura con cui Vinzenz ha vinto si ispira esplicitamente alla torinese Isabella Corni, vincitrice del primo premio nel 2011 e tre anni dopo morta a 38 anni – incinta -  in un incidente stradale nei pressi di casa sua. Senoner è l’artista che raffigura con la sgorbia il quotidiano, riuscendo però sempre ad evitare il cronachismo grazie alla penetrazione intimistica nella coscienza e nella memoria, attraverso lo scatto lirico e l’empatia (in un tempo di aridità come è il nostro) con gli esseri umani.

Dino Damiani
Damiani è nato tra le novaresi colline di Grugliasco, ha studiato cinque anni nella Scuola Barolo sotto la guida di Arturo Farinoni e di Lino Tosi; più tardi ha frequentato lo studio di Peppino Sacchi, scultore novarese di Gozzano. Esordendo al Simposio nel 2014, piazzandosi secondo, il piemontese Dino Damiani ha poi replicato lo stesso gradino del podio l’anno seguente con la scultura “L’ albero della vita”. In essa, come dal giudizio della giuria ,“inserisce una figura femminile nella tipica posa di riposo dello yoga, in una sapiente geometria architettonica. Nella parte alta le mani che germogliano arboscelli e foglie unitamente ad altri elementi vegetali che esprimono la forte continuità fra la vita umana e quella vegetale, mentre nella parte inferiore viene rappresentato il fecondo grembo della terra madre.”
I sui personaggi femminili che evocano atmosfere gotiche, sono di norma avvolti in tuniche o lunghe vesti, elegantemente essenzializzate sino ad abolire le braccia a favore di un’estrema stilizzazione, cifra che contraddistingue questo artista. I suoi personaggi maschili presentano angolosità dinamiche (alcune sembrano studiate nella galleria del vento), recitano in un’atmosfera musicale quando essi stessi non sono musicisti.

Toni Venzo
Nato a Pove del Grappa, sostanzialmente autodidatta, Venzo ha iniziato lavorando l’argilla. In seguito si è innamorato del legno, materiale con cui ha realizzato le sue cose migliori. E’ un artista istintivo, eclettico e soprattutto superattivo. Le sue esposizioni - anche all’estero -  personali e collettive, le partecipazioni a Simposi non si contano.
Le sue sculture sono immerse in un flusso, in correnti d’aria che sembrano non acquietarsi mai. Sono figure femminili stilizzate, con le chiome eternamente mosse, in indumenti che aderiscono alle movenze flessuose, pennacchi come fiamme, lingue di fuoco nel vento: figurazioni dominate dalle linee ellittiche, serpeggianti (evidenti le derivazioni dal Liberty). Espresso nel materiale ligneo lavorato plasticamente, un eterno panta rei.

Angelo Giuseppe Bettoni
Bettoni è nato a Carema e risiede Perloz, in Val d’Aosta. La sua passione innata per la cultura e per l’arte ha trovato sbocco solo in età matura. Dal suo paese di mezza montagna a Gressoney Bettoni sale al villaggio di Chemp, un bastione naturale a precipizio sul fiume Lys, dove tra le baite sono ambientate fantasticamente opere sue e dei suoi amici. Le sue sculture in legno sono supportate da una tecnica magistrale, tanto più sorprendente se si tiene conto che non ha frequentato nessun istituto d’arte, nessuna accademia. Il suo è un dono naturale ben descritto nel catalogo “Il vento nel legno” in cui Cristiano Accornero scrive: “sono forme che, invece che nel legno, si è comunemente abituati a concepire nel marmo o lavorate nella plastilina; bellissima e leggera tra queste Vento portami via, di pregevole e complessa realizzazione, per la sua sottigliezza e per l’aerea inarcatura del busto.”